« Vedute di paesaggi emotivi ed interiori caratterizzano la varietà tematica e la moltitudine di figure ricorrenti nell'opera di Paolo Cristofoletti. Volti assenti, appena accennati, isolati - come gli scenari che li circondano - dall'uso e dall'abuso del colore che viene concepito e definito secondo il particolare linguaggio espressivo coniato dall'autore.
Il colore in questa pittura è luce, prospettiva, soggetto scelto per rappresentare un universo intimo di solitudine che tende alla ricerca di un altrove, di una corrispondenza, di un'armonia perduta e per questo esistente soltanto a tratti, in alcuni attimi rari, come testimoniano le raffigurazioni "Amore ritrovato" e 

"Il giardino segreto di Hermann Hesse".
I territori apparentemente desolati dell'anima riscoprono nel "Paradiso di Gaugin" la corrispondenza con la vita nella natura e nella sua contemplazione, come a significare l'incapacità e l'impossibilità di trovare equilibrio nei distanti universi individuali.
L'autore non nasconde gli omaggi, gli echi e le citazioni rivolti ai maestri del colore, così come alcune ambientazioni ricordano evidentemente gli scenari e le atmosfere di hopperiana memoria.
Essi costituiscono punti di partenza per una scrittura che non vuole e non ha la pretesa di raccontare la storia.
Semplicemente l'autore, in ogni opera, condisce di tutti gli ingredienti cinematografici una moltitudine di piccoli episodi: dall'inizio fino al loro compimento, per dar modo a ciascun osservatore di contemplarli e di completarli attraverso singoli atti di immaginazione »
© Benedetta Donato, Critica d'arte e Curatrice Roma 2014

«La sua è una pittura figurativa

Dalle forme che corrispondono all'interiorità dell'artista, onirico, sintetico, esistenziale
E' una pittura che ha una sua raffinatezza
Non c'è nulla di opportunistico,

non c'è la tendenza di voler piacere agli altri

Tutto quello che noi viviamo nell’osservare,

va rapportato ad un origine di figure essenziali, con una discreta cura dei rapporti del colore

Nelle opere vi è una ‘magia’ dell'esecuzione,

alla ricerca del Tempo Magico »

© Mario Bologna, Storico dell'Arte Roma 2009 

 

« Paolo Cristofoletti, in senso analitico, mette in tutte le sue opere l’immanenza nella composizione del significato, colto come attimo di vita, sia esso un vissuto, una riflessione, un pensiero, una memoria

La trascendenza dell’emozione nel colore, va ad esprimersi illusoriamente all’infinito della realtà, e rappresenta la metafisica poetica… della possibile rispondenza di una qualsiasi persona »

© Marinella Canale, Curatrice Roma 2010